venerdì 20 maggio 2016

Trieste - Taranto: così lontane, così vicine

Trieste e Taranto, pur essendo lontane (distano, infatti, l'una dall'altra 1046 chilometri), sono in realtà molto più vicine di quello che si potrebbe pensare, e per una semplice ragione: entrambe le città devono convivere (sempre che questo sia il termine più appropriato) con due industrie ad alto impatto sulla salute e sull'ambiente.
Si tratta, nello specifico, della Ferriera di Servola e dell'ILVA, due stabilimenti siderurgici che (e anche qui notiamo una vicinanza) si trovano a pochi passi dalle abitazioni. Ad essere maggiormente coinvolti sono, rispettivamente il quartiere di Servola (TS) e il quartiere Tamburi (TA), dove i cittadini sono a dir poco esasperati per l'odore, il rumore, la polvere che si accumula: nera a Trieste, rossa a Taranto.
Trieste e Taranto rientrano, inoltre, fra i SIN (siti di interesse nazionale per le bonifiche di aree inquinate) e risultano essere tra le aree più esposte al rischio tumori in Italia. Sarà per il traffico veicolare? Sarà per le cattive abitudini dei tarantini e dei triestini? Sarà per la vicinanza del mare? Sarà per la somatizzazione della percezione soggettiva dell'inquinamento? Sarà per colpa degli americani?  Lascio la risposta agli pneumologi, agli oncologi, ai pediatri. Anzi faccio loro un appello: abbiate il coraggio di dire la vostra pubblicamente!
Sia a Trieste che a Taranto semplici cittadini si sono riuniti in associazioni per portare avanti la loro battaglia contro coloro che possono fare e non fanno nulla per riparare, come riporta una scritta del quartiere Tamburi.
Sì perché di responsabilità ci sono, eccome, soprattutto da parte delle istituzioni. Si sa, infatti, che i privati cercano di massimizzare i profitti, senza troppe remore. Ma le istituzioni? Loro compito sarebbe quello di salvaguardare gli interessi della collettività, ma il processo che si sta svolgendo a Taranto in questi giorni, sul presunto disastro ambientale provocato dall'ILVA, getta una luce fosca sulla presunta condotta di alcuni rappresentanti istituzionali.
Presunto, presunto, presunto, presunto. Ho letto questa parola tante di quelle volte che mi viene quasi la nausea. Perché diciamocelo: prima della questione giudiziaria esiste una questione morale. Non è possibile che presidenti di Regione, sindaci e quant'altro continuino a far finta di niente, a non tenere in considerazione, di fatto (a parole son tutti buoni), le problematiche che affliggono i cittadini delle due città. "Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti", diceva Fabrizio de André e così la penso anch'io.

Detto questo (e ho parlato anche troppo) vi lascio alle immagini realizzate a Trieste e a Taranto. Le foto sono volutamente mescolate, allo scopo di descrivere una specifica situazione... perché di una situazione si tratta.


ILVA Taranto
Ferriera di Servola
Donna Servola
Taranto Quartiere Tamburi
Trieste manifestazione ferriera
Taranto Primo Maggio Liberi e Pensanti
Taranto quartiere Tamburi
Taranto Quartiere Tamburi
Taranto Quartiere Tamburi
Calcetto Ricreatorio Servola
Taranto Tamburi Murales
Taranto Tamburi Chiesa
Trieste Valmaura Ferriera
Trieste Servola
Donna Servola Trieste
Fumo Ferriera Servola
Taranto Tamburi
Taranto ILVA Fumo
Trieste Servola Ferriera Fumo
Trieste Cimitero Sant'Anna
Taranto Tamburi cimitero

lunedì 9 maggio 2016

I Tamburi di Taranto

Nei giorni di vento nord-nord/ovest veniamo sepolti da polveri di minerali e soffocati da esalazioni di gas provenienti dalla zona industriale “ILVA”. Per tutto questo li stessi “maledicono” coloro che possono fare e non fanno nulla per riparare. Firmato i cittadini di via De Vincentis – Lisippo – Troilo- Savino". Così recita una targa commemorativa su una delle case del quartiere Tamburi di Taranto, che si trova a 800 metri circa dall'ILVA, separato dalla stessa dal solo cimitero cittadino.
Un'altra targa, sulla casa di fronte, datata 2012, lascia ancora più amaro in bocca: “Ennesimo decesso per neoplasia polmonare”. La targa è datata 8 marzo, la festa delle donne secondo il calendario istituzionale, un giorno di lutto per una famiglia che ha perso uno dei propri cari.
Tanti, nel quartiere Tamburi, hanno perso i loro cari, come Elena che ha visto morire suo padre all'età di 64 anni e poi suo cognato, a 39, a causa di un tumore alla tiroide. Il cognato di Elena ha lasciato due bimbi, rispettivamente di 9 e 4 anni. Il cognato di Elena lavorava all'ILVA, lo stabilimento siderurgico più grande d'Europa, che conta più di 15.000 addetti.
A Taranto ci sono stata troppo poco tempo per farmi un'idea chiara di cosa voglia dire convivere (sempre che questo sia il termine più idoneo) con l'ILVA. Un'idea, certo, me la sono fatta e spero che le foto sotto riportate parlino da sole. 
Ho lasciato alcune foto a colori. Non ho potuto farne a meno: le case dei Tamburi e le tombe del cimitero sono rosse, rosse come le polveri di minerale portate dal vento.

Taranto ILVA fumi ulivi
Taranto Tamburi
Taranto Tamburi scritta
Taranto ILVA
Taranto Tamburi murales
Taranto scritta
Taranto Tamburi murales
Taranto Tamburi
Taranto Tamburi murales
Taranto Tamburi case
Taranto ILVA
Taranto Tamburi Chiesa
Taranto Tamburi cimitero
Taranto Tamburi cimitero
Taranto

giovedì 5 maggio 2016

Duecentomila liberi e pensanti

In duecentomila siamo arrivati a Taranto da tutta Italia, per partecipare alla festa del Primo maggio, organizzata dal Comitato, spontaneo e apartitico, dei cittadini e lavoratori liberi e pensanti, nato nel 2012 per dire "Sì ai diritti, no ai ricatti" in una città che, da tempo, è agli onori della cronaca per l'inquinamento causato dall'ILVA, il più grande impianto siderurgico d'Europa che conta più di 15.000 addetti.
Differentemente da quanto accade a Trieste in relazione alla ferriera di Servola, il comitato comprende operai dell'ILVA e abitanti della città, uniti nella stessa lotta per tutelare la salute, l'ambiente e l'occupazione, contestando non solo la classe politica ma anche i sindacati confederali che, il 2 agosto 2012, erano scesi in piazza contro la chiusura dello stabilimento, nell'ipotesi che il tribunale del riesame confermasse*** il sequestro senza facoltà d'uso di sei impianti dell'area a caldo dell'impianto siderurgico per DISASTRO AMBIENTALE, deciso dal gip del tribunale di Taranto.
Da 4 anni, dunque, va avanti la lotta del Comitato, presieduto da Cataldo Ranieri e il primo maggio di quest'anno è stata la dimostrazione che non hanno alcuna intenzione di cedere, supportati dalle migliaia di persone, soprattutto giovani, accorse da ogni dove per ascoltare la musica e le numerose testimonianze che si sono alternate, soprattutto di donne, altrettanto tenaci e combattive.
Sul palco sono infatti saliti (gratuitamente) numerosi artisti quali Daniele Silvestri, Niccolò Fabi e i Litfiba ma anche, per citarne solo alcuni, Egidia Beretti, la mamma di Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti civili, ucciso a Gaza nel 2011; Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldovrandi, le mamme della Terra dei fuochi e, non da ultime, Alda Sancin e Danila Petronio dell'associazione noSmog che da anni lotta contro l'inquinamento causato dalla ferriera di Servola a Trieste.
Molto interessante è stato anche l'intervento di Gianis Varoufakis, collegato in diretta con Taranto, di cui riporto solo alcune parole, le più significative.

Presentatrice: "E' lecito scegliere tra salute e lavoro?"
Varoufakis: "Sarebbe come decidere di uccidere uno dei tuoi figli e non è possibile"
Presentatrice: "La sinistra in particolare è stata vittima negli ultimi 50 anni del ricatto occupazionale degli industriali. Lei sarebbe pronto a spezzare questo ricatto?"
Varoufakis: "Il problema dei partiti di sinistra è che hanno smesso di essere di sinistra già da tempo e sono stati cooptati in un sistema che mette gli uni contro gli altri."


***il tribunale del riesame confermò il sequestro, ma non il blocco degli impianti, come invece disposto dal Gip Patrizia Todisco


L'intervento di Varoufakis, in collegamento