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mercoledì 20 maggio 2015

Vladi and Brigitte Bardot

I first met Vladi in March of this year, in a daytime homeless shelter in Trieste. He was waiting and hoping for a bed assignment ticket, which would allow him to keep a roof over his head for 3 nights. He was friendly, started talking with me and when he noticed my camera asked me for a picture.
I don't know how old he is, neither I asked him about. I just know that he comes from Bulgaria and that he spent a lot of time of his life working as a french-bulgarian interpreter in Sofia and in Tunisia as well. In 1987 he fled from his country to Italy because of his opposition to the communist government.
On Tuesday, while wandering on the promenade, I met him again outside a little pine grove, where he was sitting on a stone bench. He called me and asked me for 1 euro.
He didn't initially recognize me: his memory plays sometimes nasty tricks. Just when he saw my camera he remembered me and invited me to sit down with him for a while.
He started talking about the First World War and asked me something about. He added that in Bulgaria the Great War is also known as "the captains' war", with reference to the fact that those times, in his country, there were not great military generals.
I asked him to tell me something amazing about his country, but he made a wide and nervous gesture with his hand, as if to say "I prefer not to talk about this". He looked sad, and also tired. But all of a sudden a little smile drew on his lips. He looked straight in my eyes and asked to me: "Do you know Brigitte Bardot?".
"Yes I do", I replied.
"I mean: did you ever meet her?"
"No, I never had the pleasure."
"But I had", he said briefly and started to talk about the times when he was working in Sofia. Once (that's at least what I understood) he received a call from his boss, asking him to go urgently to the Film Studios. There he met Brigitte Bardot, the popular french movie star, who was acting in a film together with her second husband, Jacques Charrier. Vladi was their interpreter, stayed with them throughout the filming, and became friends with both of them. His only regret is that he couldn't see Jacques Charrier anymore, even when he went looking for him in Saint Tropez, at Bardot's home. "They were already divorced", he finally said.
While Vladi was talking, I pictured all the situation in my mind and realized that, true or not, this story is the only one the old homeless guy remembers with delight. I was really moved by that and this is the reason why Vladi is today's winner.

That's all.



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mercoledì 15 aprile 2015

Modern times

A journey to the dark side of today's Europe

This is a three-years unfinished “diary” I kept during my trips here and there in Europe, especially in Italy, Serbia and Bosnia-Hercegovina. The diary is focused on modernity and it's key features, which are likely to be found, to a greater or lesser extent, in any part of the Continent.
Chaos and confusion can be seen everywhere, as well as places and people left behind, standing in isolation and desolation, covered by a toxic cloud of apathy and indifference.
Air pollution, environmental disasters, degradation of public buildings, factory closures, the strengthening of far-right movements, the increase in the number of homeless people and asylum-seekers are just some examples of that dark side of today's Europe which are noticeable from the South to the North, from the East to the West. My aim was simply to show them.

mercoledì 1 aprile 2015

Quando si nega il diritto alla salute

E' sabato. F., un giovane di circa trent'anni, si sveglia di notte con forti dolori al braccio e si accorge di non riuscire ad aprire e chiudere la mano. Alle sette di mattina del giorno successivo si alza, si reca al Pronto Soccorso, dove gli vengono prestate le prime cure e, sul referto, gli viene fissato un controllo per la fine del mese. Nonostante la terapia farmacologica, il braccio di F. è ancora inutilizzabile (non può lavorare): presenta un'evidente protuberanza al gomito, diagnosticata come "borsite dell'olecrano".
A fine mese F., dunque, si reca al controllo. Il medico, però, non lo visita, dicendogli che deve prima andare al CUP, a pagare un ticket di 26,60 euro. Ma F. i 26,60 euro non ce li ha. Si reca comunque al CUP, spiega di essere indigente e di poter pagare solo 10 euro, gli unici soldi che ha. La risposta, nei fatti, è categorica: no. Altrimenti detto, le cure gli vengono negate, in barba a quanto stabilisce l'art. 32 della Costituzione italiana: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti."
Perché dunque a quel ragazzo sono state negate le cure? Perché è potuto succedere un fatto così vergognoso? Perché la Costituzione e i regolamenti burocratici sono due cose distinte e ad avere la meglio, soprattutto nel caso delle persone più deboli, sono i regolamenti. La Costituzione, infatti, non prevede che per indigente si debba intendere una persona indicata come tale in qualche registro comunale o previdenziale. La Costituzione non prevede che gli extracomunitari (europei inclusi) che hanno la tessera sanitaria scaduta perché non hanno residenza, perché non hanno una casa, perché non hanno più il permesso di lavoro, perché di lavoro non ce n'è più, non abbiano diritto all'esenzione ticket. In breve, la Costituzione non prevede né dispone che a persone come F., senza lavoro, senza residenza, senza il privilegiato status di "cittadino UE", venga negato il diritto alla salute. Lo dispone invece, di fatto, la b u r o c r a z i a.
Ma cosa accade, invece, a un cittadino italiano che si trovi nella stessa situazione di indigenza, costretto a spostarsi da una città all'altra perché nel suo comune di residenza, in pieno inverno, non trova posto nei dormitori? Capita che l'indigenza diventi causa di malattia, causa di due malori in due mesi, l'ultimo, con difficoltà respiratorie, causa di ricovero in Pronto soccorso. Questo è quanto è successo a P., uomo di mezza età che, quando nei dormitori non c'è posto, è costretto a dormire per strada, dato che non ha una casa perché ha perso il lavoro. Nonostante l'esperienza e nonostante gli sforzi che compie quotidianamente, ad oggi di lavoro per lui non ce n'è. Crisi economica? Sì, certo, ma non possiamo dimenticare, e lo dico senza esitazione alcuna, la scellerata politica messa in campo soprattutto dal governo attuale che ha trasformato l'età, mera caratteristica fisiologica, in virtù per chi non ha ancora compiuto trentacinque anni e in vero e proprio stigma per chi li ha superati.
Duramente provato dalle condizioni di vita, indegne di essere vissute, soprattutto in un paese che si professa civile,  P. si è dunque ammalato. Fortunatamente non ha dovuto pagare nessun ticket perché in P.S. ci è finito con codice giallo e se anche ci fosse finito con codice bianco, avendo l'esenzione per indigenza, non avrebbe pagato. Ha però dovuto pagarsi il biglietto del treno per andare nel suo comune di residenza, dal suo medico di base, mostrargli il referto e farsi prescrivere i farmaci. P. è stato fortunato, perché anime pie gli hanno dato i soldi per il biglietto del treno. Ma se ad aiutarlo non ci fosse stato nessuno? Sarebbe probabilmente salito sul treno lo stesso, come hanno fatto altri prima di lui, senza pagare biglietto, con il rischio di prendersi una multa… PER INDIGENZA.
Questo succede oggi, in Italia, nella regione Friuli Venezia Giulia, nella città di Trieste.
La domanda è: cosa accadrà fra trent'anni, quando con la riforma Fornero rischiano di finire sulla strada centinaia di migliaia di persone (parlo di cittadini italiani) che non avranno maturato i diritti pensionistici previsti dalla signora in questione, che conosce la parola indigenza solo per averla letta sul vocabolario?
Ciò che capita oggi agli extracomunitari senza permesso di soggiorno o ai cittadini italiani capiterà nei prossimi anni a moltissime persone (anche a noi?) se non facciamo qualcosa e subito, iniziando con il prendere coscienza del problema.

Dalla strada è tutto. Aggiungo solamente l'appello di P.
"Sono un cittadino italiano, ho 48 anni compiuti. Ho lavorato per trent'anni come imbianchino, magazziniere, pulitore, addetto al call center, ma da maggio dell'anno scorso sono senza lavoro e da giugno senza casa. Dormo dove capita: dormitori, casa di amici o per strada, se non trovo altro. Sto cercando disperatamente un lavoro qualsiasi in Friuli Venezia Giulia. Sarei grato a chiunque mi potesse aiutare. Grazie."
Se qualcuno volesse rispondere a questo appello, per offrire a P. un lavoro, può scrivere a erika.ce@libero.it.