Definire "Stravaganza" un semplice spettacolo teatrale sarebbe riduttivo. La pièce che l'Accademia della Follia porterà in scena a Cattaro (Montenegro) il 24 marzo e, successivamente, a Roma e Barcellona, è infatti molto di più: un tuffo nel delirio più totale, quello dei personaggi che animano la commedia, ma soprattutto quello del sistema psichiatrico-manicomiale, strumento di potere finalizzato a isolare e reprimere, attraverso la coercizione, ogni forma di "pensiero stravagante", che possa costituire un pericolo reale o potenziale per la società.
Scritta da Dacia Maraini e diretta da Claudio Misculin, la commedia è ambientata in un manicomio dove, per "liquidare" ogni "stravaganza", vale a dire ogni forma di espressione individuale ritenuta anormale, gli internati sono sottoposti a quella che senza esitazione si può definire tortura legalizzata e che consiste in varie misure di contenzione fisica, farmacologica e psicologica: elettroshock e letti di contenzione, iniezioni di neurolettici, minacce di vario genere.
In seguito all'approvazione della legge 180 gli internati vengono rimandati a casa, con problemi ancora maggiori, di quanti ne avessero prima e generati dal manicomio stesso. Ad accoglierli, una società che nel frattempo non ha cambiato le regole del gioco e che, di conseguenza, li rifiuta nuovamente. Si ritrovano quindi nell'ex manicomio e decidono di fondare una comune in cui vivere a modo loro, liberamente, senza contenzioni di sorta.
Un finale, col senno di poi, dal vago sapore utopico e dal gusto amaro, per una commedia che è di assoluta attualità, data l'imminenza del "superamento" dei residui più appariscenti e aberranti del sistema psichiatrico-manicomiale, gli ospedali psichiatrici giudiziari, previsto dalla legge 81/2014.
Utopico perché il sogno di libertà di espressione è stato abortito per l'ennesima volta e a subirne le conseguenze, oggi, non è solo la follia, "il pensiero stravagante": chi si spinge oltre al consentito, viene messo regolarmente a tacere; nel migliore dei casi attraverso quella "macchina del fango" così ben descritta da Roberto Saviano, nel peggiore dei casi al prezzo della vita, come nel caso di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio vent'anni fa.
Amaro perché dietro al ritorno nell'ex-manicomio e alla successiva decisione dei protagonisti di “vivere insieme in un un appartamento, con un progetto comune” si cela la vittoria assoluta dell'autoritarismo meccanicistico insito nella società moderna che, come insegna "Sorvegliare e punire" (M. Foucault), non ha più bisogno della spada per tenere a bada gli "anormali", ma si avvale di meccanismi di controllo apparentemente meno violenti, ma sostanzialmente più invasivi. Nel caso specifico di "Stravaganza" tali meccanismi si traducono nell'introiezione dell'idea di esclusione negli esclusi stessi che nell'atto finale, non solo non si ribellano, come ci si potrebbe aspettare, ma giungono perfino ad esultare dopo aver "coercitivamente" deciso di fare buon viso a cattivo gioco, accettando la loro esclusione dalla società.
Regia: Claudio Misculin
Cast, in ordine alfabetico:
Daniela Candelli: Elvira
Maria Cristina Della Pietra: Marina
Beppe Denti: Gegé
Giuseppe Feminiano: il padre di Elvira
David Gonzalez: Alcide
Dario Kuzma: Peres
Claudio Misculin: Attilio
Giuliana Zidarič Meola: Ada
Scritta da Dacia Maraini e diretta da Claudio Misculin, la commedia è ambientata in un manicomio dove, per "liquidare" ogni "stravaganza", vale a dire ogni forma di espressione individuale ritenuta anormale, gli internati sono sottoposti a quella che senza esitazione si può definire tortura legalizzata e che consiste in varie misure di contenzione fisica, farmacologica e psicologica: elettroshock e letti di contenzione, iniezioni di neurolettici, minacce di vario genere.
In seguito all'approvazione della legge 180 gli internati vengono rimandati a casa, con problemi ancora maggiori, di quanti ne avessero prima e generati dal manicomio stesso. Ad accoglierli, una società che nel frattempo non ha cambiato le regole del gioco e che, di conseguenza, li rifiuta nuovamente. Si ritrovano quindi nell'ex manicomio e decidono di fondare una comune in cui vivere a modo loro, liberamente, senza contenzioni di sorta.
Un finale, col senno di poi, dal vago sapore utopico e dal gusto amaro, per una commedia che è di assoluta attualità, data l'imminenza del "superamento" dei residui più appariscenti e aberranti del sistema psichiatrico-manicomiale, gli ospedali psichiatrici giudiziari, previsto dalla legge 81/2014.
Utopico perché il sogno di libertà di espressione è stato abortito per l'ennesima volta e a subirne le conseguenze, oggi, non è solo la follia, "il pensiero stravagante": chi si spinge oltre al consentito, viene messo regolarmente a tacere; nel migliore dei casi attraverso quella "macchina del fango" così ben descritta da Roberto Saviano, nel peggiore dei casi al prezzo della vita, come nel caso di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio vent'anni fa.
Amaro perché dietro al ritorno nell'ex-manicomio e alla successiva decisione dei protagonisti di “vivere insieme in un un appartamento, con un progetto comune” si cela la vittoria assoluta dell'autoritarismo meccanicistico insito nella società moderna che, come insegna "Sorvegliare e punire" (M. Foucault), non ha più bisogno della spada per tenere a bada gli "anormali", ma si avvale di meccanismi di controllo apparentemente meno violenti, ma sostanzialmente più invasivi. Nel caso specifico di "Stravaganza" tali meccanismi si traducono nell'introiezione dell'idea di esclusione negli esclusi stessi che nell'atto finale, non solo non si ribellano, come ci si potrebbe aspettare, ma giungono perfino ad esultare dopo aver "coercitivamente" deciso di fare buon viso a cattivo gioco, accettando la loro esclusione dalla società.
Scheda dello spettacolo
Sceneggiatura: Dacia MarainiRegia: Claudio Misculin
Cast, in ordine alfabetico:
Daniela Candelli: Elvira
Maria Cristina Della Pietra: Marina
Beppe Denti: Gegé
Giuseppe Feminiano: il padre di Elvira
David Gonzalez: Alcide
Dario Kuzma: Peres
Claudio Misculin: Attilio
Giuliana Zidarič Meola: Ada
Ada |
Stravaganza |
Gegé, l'amante del padre di Elvira |
Il padre di Elvira balla il tango con Gegé |
Il ballo di Alcide ed Elvira |
Tacchi a spillo sulla testa di Alcide |
Alcide rannicchiato sotto al tavolo |
Peres, disteso fra le gambe di una sedia |
Elvira |
Alcide e Ada |
Marina, la moglie di Peres |
Attilio |
Stanchezze |
Alcide nuota |
Ada accudisce la madre morta |
Ciò che resta del sogno |
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