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lunedì 18 settembre 2017

Da Mostar a Srebrenica: un viaggio in Bosnia Erzegovina

E' stato un viaggio atipico quello che ho intrapreso a fine agosto in Bosnia Erzegovina. Atipico perché, a distanza di un mese, sto ancora cercando di dare un senso al viaggio stesso. Ma forse il mio è semplicemente un maldestro pretesto o un inutile tentativo di ricondurre quest'esperienza dentro gli schemi immutabili e certi della "Ragione". Schemi che iniziano a pesarmi, come uno scomodo vestito che bisogna per forza indossare soltanto perché le circostanze lo richiedono. Schemi che, seppur necessari, quando presi come assoluti, impediscono di comprendere fino in fondo ciò che ci circonda, con le inevitabili conseguenze. 
Per farvi capire ciò che intendo farò un esempio soltanto, quello di Srebrenica, cittadina della Bosnia Hercegovina nord-orientale, divenuta tristemente celebre per il genocidio di più di ottomila uomini mussulmani, perpetrato dall'esercito serbo-bosniaco nel luglio del 1995
Sono profondamente convinta che "cercare e trovare una motivazione" di quel genocidio sia funzionale, da un lato, a fornire una sorta di conforto, più che legittimo, a tutti coloro i quali hanno sofferto per la tragica e disumana perdita dei loro cari. E' funzionale anche a distinguere vittime e carnefici e, quindi, a punire i responsabili e a rendere giustizia alle vittime, sempre che (la questione è posta da Hannah Arendt in alcuni suoi scritti) sia possibile una "Giustizia" quando di fronte abbiamo non una semplice violazione del diritto ma il "Male" assoluto.
Allo stesso tempo però, e parlo di noi "osservatori esterni", limitarsi a prendere per buone le verità della Ragione ha come effetto quello di relativizzare gli eventi e, quindi, di diminuirne la portata, con la conseguenza che è sotto gli occhi di tutti: i crimini contro l'umanità continuano e essere perpetrati, in nome di una "ragione" o dell'altra. Ed è ovvio che sia così: la "Ragione" giustifica tutto e il contrario di tutto e la Storia del "Secolo breve" (tanto per non andare troppo lontano) lo mostra chiaramente: Hitler sterminò milioni di persone in nome della "Razza", cioè un concetto logico, creato a tavolino; Stalin sterminò milioni di persone in nome della "Classe", cioè un concetto logico, creato anch'esso a tavolino.
E se anche non vogliamo arrivare a questi casi estremi, un concetto logico, per sua natura, non può comunque e in alcun modo generare pathos, cioè la carica di passione, emozione, empatia di cui l'animo umano dispone e che costituisce l'unica arma che abbiamo per difendere la nostra umanità e, di conseguenza, dare il nostro contributo affinché i crimini contro il genere umano diventino solo un orrendo ricordo del passato.
E se devo per forza dare una chiave di lettura a questo mio ultimo viaggio in Bosnia Hercegovina è forse proprio il pathos che mi aiuta. Pathos verso luoghi diversi fra loro, ma tutti intrisi di forti emozioni, a partire dal fiume Neretva che, dal primo incontro, è stata e sempre sarà parte di me.

Hercegovina
Da qualche parte in Hercegovina
Igman, Bosnia
Monte Igman
Srebrenica, Bosnia
Srebrenica
Potočari, Srebrenica, Bosnia, ex fabbrica batterie
Potočari - ex fabbrica di batterie
Mostar, partizansko groblje
Mostar - Partizansko spomen
Mostar, ponte, Hercegovina
Mostar
Mostar, Hercegovina, chiesa cattolica
Mostar
Trebinje, icona, chiesa serbo-ortodossa
Trebinje
Međugorje
Međugorje
Potočari, Srebrenica, Bosnia, Memoriale
Potočari - Memoriale
Mostar, murales, Bosnia
Mostar
Potočari, Srebrenica, Bosnia, ex fabbrica batterie
Potočari - ex fabbrica di batterie
Mostar, murales
Mostar
Hercegovina
Da qualche parte in Hercegovina
Mostar, partizansko groblje
Mostar - partizansko groblje
Mostar, Bosnia
Mostar
Mostar, Bosnia
Mostar
Mostar, Bosnia
Mostar
Sarajevo, Galerija, Srebrenica
Sarajevo - Galerija 11/07/1995
Neretva, Mostar, Bosnia
Neretva

lunedì 13 luglio 2015

A letter from Srebrenica

Srebrenica, 11 july 2015


Hi,
My name is Salih and I'm writing this letter to you, because I was asked to by a lady with green eyes, who I met today. I can't resist green eyes because they are green, as my beloved land is.
My birth certificate says I'm almost 37 (I was born on 11th November, 1978). I have two brothers, Fikret and Rifet: the first one is 40, the second one is 38.
None of us is married, none of us has kids, none of us has a job. We are sad souls who are wandering around the world for twenty years now, looking for justice, looking for peace, looking for hope, looking for life.
Once we went to America, and stayed there for a while, curled up in a little corner of a big glass palace. There we saw well-dressed people spending hours discussing issues that didn't concern them, people who never reached a conclusion, because there was always somebody, ready to say "No!".
"We'll get no justice here", said Fikret, my oldest brother. "I'm going to look for peace. You, Rifet, go and look for hope. And you, little brother, go and find life for all of us."
So Fikret went to Europe, to a place named Peace, where some komšija (neighbors) were talking about our land. But there was no peace, in the palace named Peace: there was only war in the executioner's eyes.
Rifet went to Africa where there were many people with a lot of hope. But, on the North Coast, he had to give up: hope was drowned in thousands of faceless shadows in the profound darkness of the Mediterranean Sea.
As for me, I went to Asia, down to the Barada river. "I've found the source of life", I said to Fikret and Rifet. "Come over and see with your own eyes!" But they came too late: the river had already turned into bloody red.
"There is no justice, there is no peace, there is no hope, there is no life in this world", whispered Rifet. "What can we do now?"
"We can't do anything," answered Fikret. "Just go and help those who need us."
So, today we arrived in Trieste, where some friends were waiting for us.
They were all dressed in white. Some of them spoke my language and some didn't. But this is not important. It's important what we said all together: "Don't forget Fikret, Rifet, Salih; don't forget all those souls, who are still wandering around the world, without justice, without peace, without hope, without life; don't forget those 8 3 7 2 men and children, who were brutally killed twenty years ago in the Silver Town."

I would like to say much more, but it's late and I have to go. Mom's calling me: she waited so long and now she wants to talk with me.

Goodbye,
Salih.





Commemorazione Srebrenica Trieste 2015
Commemorazione Srebrenica Trieste 2015
Commemorazione Srebrenica Trieste 2015
Commemorazione Srebrenica Trieste 2015
Commemorazione Srebrenica Trieste 2015
Commemorazione Srebrenica Trieste 2015