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venerdì 15 maggio 2015

Playing cricket in no man's land

On Thursday, while running inside the old port of Trieste, it happened to me to hear some applauses and shouts, coming from the other side of the wall. I thought that a football match or something similar was going on, in the area of the former grain silo. Intrigued by the rumors I got closer and saw some guys playing cricket. This is perfectly unusual in Trieste and I wanted to learn something more, but I was not exactly decent (you can imagine me after one hour running at 25 degrees). So I decided to go there the day after, at the same time.
Photographers aren't' allowed to behave like that: they cannot wait for tomorrow which, as Jenis Joplin says in one of her songs, "never happens". But at the same time I'm aware of what's going on in my town and I trusted in a second chance.
Luckily I was right: yesterday, while approaching the entrance of the silo I met some guys and asked them if they were going to play cricket. They said 'yes' and came along with me. One of them told me that they were all afghani, waiting for the refugee status.
I don't know if you watched the movie "No man's land" by Danis Tanović. It talks about three wounded soldiers, in the midst of the Bosnian war, who are trapped in a trench in no man's land.
Well, keeping in mind the obvious and necessary distinctions, this is more or less the same that happens to asylum-seekers all over that big "no man's land" without identity, which is actually the European Union. They are trapped in a trench, in other words they cannot move from the place where they are confined. Without documents they cannot work, they cannot marry, they cannot neither find a lodge on their own. They can just wait and hope.
This is the situation which the afghani guys that I met yesterday are facing right now, together with other millions people who are fleeing from war, from terror, from torture, from other terrible experiences in Afghanistan, Pakistan, Syria, Libia and other parts of Africa.
Somebody dies during his "voyage of hope", somebody gets crazy, somebody commits suicide (as it happened last year in Trieste), somebody survives and holds out. This is exactly what the afghani cricket players in Trieste do: they hold out. And this is the reason why they are the winners of the day.
That's all.

Have a nice weekend.


Click here if you want to know something more about the section "And the winner is"

domenica 8 marzo 2015

Scusate se non siamo annegati

Sabato sette marzo duemilaequindici, ore sedici circa, località Pordenone. Il teatro Verdi apre i battenti per la conferenza di Luis Sepúlveda, in occasione di "Dedica" (festival annuale, come indicato sul sito della stessa, "costruito attorno a una singola personalità della cultura, di rilievo internazionale, con l'obiettivo di approfondirne il percorso artistico nelle sue sfaccettature").
Una fila ordinata di persone dal colorito pallido, è in attesa di entrare in teatro per ascoltare il romanziere cileno. Di fronte, una trentina di persone, di carnagione più scura, di provenienza extracomunitaria ed extraeuropea, esattamente come Sepúlveda, e forse altrettanto celebri, ma non come singoli individui, bensì solo ed esclusivamente in quanto massa scura, anonima e amorfa che sbarca quotidianamente sulle coste italiane per scappare da guerre, persecuzioni e fame.
"Scusate se non siamo annegati" dicono i ragazzi provenienti da Mali, Senegal e Ghana ed altri paesi dell'Africa sub-sahariana. Alcuni di loro sono in attesa della sentenza da parte della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. Altri sono stati invece "rifiutati" in prima istanza dalla Commissione e cercheranno di presentare l'appello che, però, costa centocinquanta euro a testa.
Il motivo della manifestazione è chiaro, come spiega sulla sua pagina facebook Luigina Perosa, attivista per i diritti degli immigrati da tutta una vita e anima di questa manifestazione. "Chiedono un permesso di soggiorno anche solo per motivi umanitari, un documento che permetta loro di esistere uscendo dall'invisibilità, che permetta loro di spostarsi, di lavorare, di circolare come le merci e il denaro fanno, ma non tutte le persone possono fare. Fuggono da violenza, povertà, conflitti o condizioni di vita inaccettabili, attraverso viaggi dolorosi inenarrabili e costosi. Ora sono qui e cercano di esercitare il diritto di ogni persona a poter vivere, anche se in un luogo diverso da quello in cui sono nati, perchè la terra è di tutti. Oggi pomeriggio, in centro a Pordenone, hanno cercato di dire questo."


Richiedenti asilo Pordenone
Richiedenti asilo Pordenone
Richiedenti asilo Pordenone
Richiedenti asilo Pordenone
Richiedenti asilo Pordenone
Richiedenti asilo Pordenone
Richiedenti asilo Pordenone
Richiedenti asilo Pordenone
Richiedenti asilo Pordenone Luigina Perosa
Richiedenti asilo Pordenone
Richiedenti asilo Pordenone
Richiedenti asilo Pordenone




Ma come funziona tutto il meccanismo delle richieste di asilo? Me lo spiega Luigina stessa. Cerco di sintetizzare il più possibile, anche se l'argomento è piuttosto complesso, partendo dall'articolo 10 della Costituzione Italiana: "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge."
Quando arriva in Italia, lo straniero che fugge da situazioni di persecuzione, guerra e tortura (per inciso, quello di tortura è un reato a tutt'oggi assente dal codice penale italiano) può richiedere protezione allo Stato italiano, presentando domanda alle forze di polizia (Polizia di frontiera o Questura). La polizia procede a verbalizzare la richiesta, in tempi che possono variare anche di molto: se le persone sono poche i tempi sono rapidi, se ce ne sono molte, i tempi si allungano. Per dirla in altri termini: non è colpa della polizia italiana se i tempi di attesa in alcuni casi non sono brevi.
Solo nel momento in cui la richiesta viene verbalizzata, i richiedenti asilo possono entrare nel progetto SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che garantisce loro, attraverso gli enti convenzionati con le autorità locali a tal fine, un accoglienza che consiste in assistenza, vitto, alloggio, informazione, orientamento, etc.... Per espletare queste funzioni gli enti convenzionati ricevono in media 30 euro al giorno a persona. Detto altrimenti e per smentire ancora una volta (basterà?) la grande bufala sull'argomento: non sono i richiedenti a ricevere dal Comune 30 euro al giorno, bensì gli enti convenzionati con il Comune per dare accoglienza ai richiedenti. A questi ultimi vengono corrisposti solo 2,5 euro al giorno per le piccole spese.
A decidere delle sorti di queste persone è la "Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale (Gorizia per Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige) che " può riconoscere una forma di protezione internazione, asilo politico o protezione sussidiaria, non riconoscere alcuna forma di protezione, rigettare la domanda per manifesta infondatezza, valutare la domanda inammissibile (qualora sia già stata esaminata da altro paese europeo), oppure, per motivi non riconducibili alla sicurezza della persona ma per gravi motivi umanitari, può chiedere alla Questura il rilascio di un permesso per protezione umanitaria..." (cit. da Progetto Melting Pot Europa)
Se la commissione da un parere positivo, le possibilità sono dunque tre. Il permesso per asilo politico ha durata di cinque anni (rinnovabili) e consente alle persone di spostarsi liberamente entro l'area Schengen, di cercare un lavoro, di studiare, di iscriversi al servizio sanitario, di richiedere il ricongiungimento familiare, di usufruire delle prestazioni INPS (maternità, etc…). Gli stessi diritti vengono garantiti anche dalla protezione sussidiaria che però è di durata triennale, mentre il permesso di soggiorno per motivi umanitari (di durata variabile dai sei mesi a due anni) non consente il ricongiungimento familiare.
In caso di rifiuto da parte della Commissione, invece, la persona riceve un decreto di espulsione con l'obbligo di lasciare il paese entro trenta giorni a decorrere dalla data del decreto. L'espulsione viene sospesa se il richiedente presenta ricorso alla Corte d'Appello che può, a sua volta, accogliere la domanda o nuovamente rifiutarla e, con ciò, confermare il decreto di espulsione.

Questo in breve l'iter che un richiedente asilo deve seguire per tentare di ottenere la protezione dello Stato italiano. Non so come questo iter funzioni negli altri paesi Schengen. Di sicuro alcuni di essi (e non parlo dell'Italia) sembra che finora non siano stati toccati né dal Cristianesimo prima, né dall'Illuminismo dopo.

N.B.
Tanto per essere chiari, su questo tema non pubblicherò commenti contrari al comune buon senso, e/o basati su luoghi comuni e/o distribuiti da polemisti dilettanti e professionisti. A garanzia della libertà di dis-espressione ci sono fin troppi soggetti reali e virtuali, come dimostrano gli esempi riportati in questo post.