lunedì 22 maggio 2017

Il cimitero ebraico di Rožna dolina

Il cimitero ebraico di Rožna dolina si trova a poche centinaia di metri dall'omonimo valico confinario ("Casa rossa" dal lato italiano), esito del trattato di pace del 1947 che divise la città di Gorizia in due, assegnandone una parte alla Jugoslavia e l'altra all'Italia.
Il cimitero, che si estende su una vasta superficie erbosa, circondato da un muretto di mattoni, conta approssimativamente novecento tombe, la maggior parte delle quali risalenti al XIX secolo, ma con alcune eccezioni di epoche precedenti e, in particolare a partire dal XV secolo. Fu utilizzato fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
All'ingresso un cartellone informa che il cimitero “è stato istituito nel sec. XVIII servendo da luogo di sepoltura della comunità ebraica di Gorizia. Una comunità presente in città già da molti secoli, alla quale alla fine del Seicento venne imposto il Ghetto come area di residenza. Nel 1756 la comunità ebraica inaugurava la nuova sinagoga. Negli anni successivi il nucleo ebraico goriziano assumerà crescente importanza come punto di riferimento sociale e intellettuale.”
A Rožna dolina (Valdirose in Italiano, Rosenthal in tedesco) riposano per lo più i membri della comunità ebraica di Gorizia che, secondo i censimenti, contava 256 unità ( 127 uomini e 129 donne) nel 1764 e 270 nel 1788, attestandosi sotto le trecento unità agli inizi del '900.
Fra le personalità di spicco della comunità ebraica goriziana ivi sepolte, ricordiamo il rabbino Isacco Samuele Regio, la giornalista Carolina Luzzato e Carlo Michelstaedter, il celebre filosofo che si suicidò nel 1910, a soli 23 anni.
Dentro l'ampia struttura colpisce il silenzio avvolgente delle tante anime che vi riposano. Un silenzio che però si rompe bruscamente quando ci si avvicina alla tomba di Elda Morpurgo che, come si legge sulla lapide, fu “deportata ad Auschwitz il 23 novembre 1943”.  In quella data la maggior parte degli ebrei che ancora si trovavano a Gorizia (trentacinque secondo alcune stime) furono tutti arrestati e poi deportati nel tristemente celebre campo di sterminio nazista in Polonia. Solo due di essi fecero ritorno. Gli altri non sopravvissero alla Shoah.


Cimitero ebraico Rožna dolina Nova Gorica Gorizia
Cimitero ebraico Rožna dolina Nova Gorica Gorizia
Cimitero ebraico Rožna dolina Nova Gorica Gorizia
Cimitero ebraico Rožna dolina Nova Gorica Gorizia
Cimitero ebraico Rožna dolina Nova Gorica Gorizia
Cimitero ebraico Rožna dolina Nova Gorica Gorizia
Cimitero ebraico Rožna dolina Nova Gorica Gorizia
Elda Morpurgo, Cimitero ebraico Rožna dolina, Nova Gorica, Gorizia


Note: il cimitero è aperto al pubblico dalla mattina alla sera. L'ingresso è gratuito. E' facilmente raggiungibile in automobile ma anche a piedi: dalla stazione centrale di Gorizia ci si impiega poco più di trenta minuti.

Fonti:
"Židovsko pokopališče", Krajevna skupnost Rožna dolina
"Jewish itinerary Slovenia" by Ruth Ellen Gruber, centropa
International Jewish Cemetery Project
"La comunità ebraica di Gorizia" di Maria Elisabetta Loricchio, Amici di Israele Gorizia
"Gli ebrei nella vita della città" di Antonella Gallarotti, Gopolis
"Gli Ebrei di Gorizia: tra antisemitismo e tolleranza" di Amanda Visintin, L'oppure – Gorizia
I nomi della Shoah italiana

lunedì 20 marzo 2017

Writers

Invisi ai proprietari di case, alle pubbliche amministrazioni, ai cittadini perbene, i writers vengono per lo più visti come vandali imbrattatori che deturpano il patrimonio privato e pubblico. A questa visione se ne contrappongono altre che vedono nei "graffitari" degli artisti, oppure l'espressione più appariscente di un certo disagio giovanile.
Qualsiasi sia la "verità", girando per le città è impossibile non imbattersi nelle loro opere. Alcune sono molto semplici: si limitano al nome dell'autore in tinta unita, altre sono più articolate e ricche di colore.
Di seguito vi propongo i particolari di alcuni graffiti trovati in giro per Trieste.

writers Trieste
writers Trieste
writers Trieste
writers Trieste
writers Trieste
writers Trieste
writers Trieste
writers Trieste
writers Trieste
writers Trieste
writers Trieste
writers Trieste
writers Trieste
writers Trieste
writers Trieste

lunedì 9 gennaio 2017

Uno sguardo su TRieST(e)

Era da un po' che volevo mettere insieme e pubblicare alcune foto scattate nell'ultimo anno a… com'è il nome esatto? Trst, Triest, Trieste? Insomma lì, cioè qui, nella città in cui vivo da più di vent'anni ormai.
Le foto hanno come protagonisti alcune statue ed edifici storici, costruiti in un periodo in cui usare il nome italiano (Trieste), sloveno (Trst) o austriaco (Triest) faceva molta poca differenza. Poi le cose sono cambiate, e non certo in meglio, ma gli edifici, fortunatamente, sono rimasti in tutto il loro splendore. 
Fra le immagini che seguono, ho inserito per affetto anche le foto delle statue di due grandi personaggi che hanno vissuto a Trieste: Ettore Schmitz (più comunemente noto sotto lo pseudonimo di Italo Svevo) e James Joyce. Penso che entrambi sarebbero felici di sapere che certe meraviglie si possono ancora ammirare.

Trieste, Teatro Verdi
Il teatro Verdi
Trieste, Chiesa serbo ortodossa
La chiesa serbo-ortodossa
Trieste, Cattedrale di San Giusto
La cattedrale di San Giusto
Trieste, cappella di San Canciano
Cappella di San Canciano - Parco di Miramare
Vetrina di un rigattiere nel ghetto ebraico
Trieste, Miramare
Il castello di Miramare
Trieste, Ettore Schmitz, Italo Svevo, Statua
Statua di Ettore Schmitz in piazza Ortis
Trieste, Statua imperatrice Elisabetta d'Asburgo
Dettaglio della statua dell'Imperatrice Elisabetta d'Austria, in piazza Libertà
Fontana dei Tritoni, Trieste
Fontana dei Tritoni in piazza Vittorio Veneto
Cavana, Trieste
Vicolo del quartiere di Cavana
Trieste, Stazione di Campo Marzio
Stazione di Campo Marzio
Trieste, Lanterna, Pedocin
Il Bagno "Lanterna", altrimenti detto "Pedocin"
Trieste, piazza Unità, piazza Grande
Piazza Unità d'Italia o Piazza Grande
Trieste, Canal Grande
Canal Grande
Trieste, James Joyce, Statua
Statua di James Joyce in via Roma

domenica 11 dicembre 2016

Una fiaccolata per Servola

Si è svolta ieri, 10 dicembre, nei pressi della Ferriera di Servola, una fiaccolata "in memoria di tutte le persone che lottano da anni, ogni giorno, e per quelle che ci hanno lasciato troppo presto".
L'iniziativa, organizzata da alcuni cittadini, ha visto la partecipazione pacifica di oltre un centinaio di persone, fra le quali anche abitanti del quartiere di Servola, le cui condizioni di vita sono messe a dura prova dalla presenza di uno stabilimento siderurgico datato 1896.
Tali condizioni, che ho documento esattamente un anno fa, in questo e altri post, non sono ad oggi cambiate di una virgola. Le persone, infatti, continuano a vivere blindate in casa per proteggersi da fumo, odore, rumore e polvere. Perciò, comprensibilmente, continuano a chiedere la chiusura di quella parte dell'impianto siderurgico destinata alla produzione a caldo (la cosiddetta area a caldo).
L'auspicio è che venga trovata quanto prima una soluzione, atta a migliorare concretamente la qualità di vita della popolazione coinvolta. "Numeri e parole" (per dirla in maniera caustica) non bastano.

Di seguito alcune immagini realizzate durante la fiaccolata.


Ferriera Servola Fiaccolata
Ferriera Servola Fiaccolata
Ferriera Servola Fiaccolata
Ferriera Servola Fiaccolata
Ferriera Servola Fiaccolata
Ferriera Servola Fiaccolata
Ferriera Servola Fiaccolata
Ferriera Servola Fiaccolata
Ferriera Servola Fiaccolata
Ferriera Servola Fiaccolata